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La mia vita in strada



Quando iniziai a fare il fotografo ritrattista di strada non avevo la più pallida idea di cosa mi aspettasse veramente. Ricordo che non era tanto una questione di paura, forse più che altro di imbarazzo...ma dovevo. Dovevo cercare una soluzione ai miei gravissimi problemi economici. Una situazione disastrosa direi, non riuscivo nemmeno a pagarmi più l'affitto della bottega a Catania e decisi allora di lasciarla ma non di chiudere l'attività. Dovevo trovare la mia soluzione, dovevo "sopravvivere" al mondo tiranno e spietato della fotografia.


Mi rimboccai le maniche e scesi in strada. Sì, scesi in strada a fare l'ambulante. L'ambulante della fotografia. Inizialmente vendevo soltanto i miei paesaggi e devo dire che iniziai ad avere un sospiro di sollievo. Ne vendevo parecchi. Riuscivo per la prima volta a guadagnare abbastanza da essere quasi indipendente, da non dover chiedere più prestiti alla mia famiglia. Dura però, era dura cercare le giuste situazioni, trovare la giusta gente ma vendevo e guadagnavo. Poi mi venne una felice idea, pensai: "ma perché non portare fuori la mia passione per la fotografia analogica?", perché dunque non provare a realizzare dei ritratti in strada con la mia fotocamera "Paris Opera" da 9x12cm del 1910 e con una camera oscura portatile, di quelle che servivano per cambiare la carta nelle sviluppatrici a rullo?


Mi presi di coraggio e provai. Uscì per la prima volta durante una sagra di paese nel 2015, nell'autunno del 2015 e la prima foto che scattai, chiesta per cortesia ad un anziano signore, giusto per provare se tutto funzionava come previsto, fu questa:


Un vero disastro XD


Ma non mi scoraggiai, girai tutta la giornata gridando a gran voce: "Fotografo! Fotografo!", la gente però mi guardava con ammirazione e mi faceva un sacco di domande a cui magari cercavo di rispondere come meglio potevo. La gente mi fotografava, mi apprezzava. Riuscì a riprendere i soldi della benzina e guadagnai qualcosina ma solo per miracolo divino, mi ricordo perfettamente XD.


Dovevo trovare il coraggio per affrontare tutto ciò che ho affrontato. Dovevo trovare la forza e la sfacciataggine che mi permettesse di continuare, perseverare in qualcosa che credevo potesse darmi da vivere, in qualcosa che però amassi davvero. Riuscì a trovarla. Non è poi così diverso dallo scalare una montagna e la montagna, in questo mi ha certamente forgiato. Dovevo credere nei miei sogni.


Pian piano fui sempre più apprezzato, imitato, fui fonte di ispirazione ed esempio non soltanto in ambito fotografico. Oggi sono felice di aver scelto questa strada anche se la mia grande passione per la fotografia mi vede in continua evoluzione. Cerco sempre di distinguermi, di trovare il nuovo, di ricercare nel nuovo rimanendo fedele alla fotografia, soprattutto alla fotografia analogica. Oggi sono indipendente economicamente anche se lo devo non solo a me stesso ma anche alla mia famiglia che mi ha aiutato a passare i periodi più neri. Ma sono qui a fare ciò che amo, vivendo dignitosamente e felicemente. Si, una scelta coraggiosa ma cosa volete? Nulla si ottiene senza perseveranza e sacrificio. Non si va da nessuna parte senza lacrime e sudore. Impegno, forza e perseveranza oltre che una buona idea.


Voglio morire così, da fotografo, donando le mie emozioni, le mie sensazioni alla gente. Voglio morire così, da fotografo, ricercando una via che non ha un vero inizio e non avrà una fine se non la mia stessa. Voglio morire così, da fotografo, credendo nei miei sogni e sognando fino alla fine un mondo, il mondo che i miei occhi vedono e il mio cuore sente.



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© 2020 by Rosario Patanè. 

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